LEIDE MAIO CHIARI, LA POETESSA DELLA SCUOLA SANT’ORSOLA, di Monica Tiezzi (Gazzetta di Parma)

da Gazzetta di Parma

01.02.2016

(Monica Tiezzi) – La passione per la letteratura, l’impegno per il lavoro di insegnante, l’amore per la poesia: si è spenta a 88 anni nella notte fra sabato e ieri nella clinica geriatrica dell’ospedale Maggiore, Leide Maio Chiari, storica insegnante di italiano alla scuola media Sant’Orsola e mamma di Massimo, ingegnere, e Gabriele, responsabile dell’ufficio stampa del Parma calcio 1913.
Nata a Paullo, frazione di Gattatico, da una famiglia di origine contadina (il padre era mediatore per la vendita di bestiame), Leide, figlia unica, mostrò subito predisposizione per lo studio. Non senza sacrifici, la famiglia decise di sostenerla: prima le superiori a Parma, poi l’università a Bologna, dove il 21 febbraio del 1953 Leide si laureò in lettere.
La famiglia nel frattempo si era trasferita a San Prospero. Leide cominciò a insegnare nella seconda metà degli anni Cinquanta nella scuola media Sant’Orsola, a Parma, un lavoro che non lasciò fino alla pensione, alla fine degli anni Ottanta. Generazioni di parmigiane si sono formate sotto la guida della professoressa Chiari. «Negli anni ho conosciuto tanti suoi ex alunni e ho sempre raccolto ricordi piacevoli e sinceri attestati di stima» dice oggi il figlio Gabriele.
Nelle foto d’epoca con le scolaresche tutte al femminile, ma anche in quelle più recenti, Leide appare spesso con un civettuolo fiocco bianco al collo: segno di un’eleganza di altri tempi.
E di altri tempi è anche la sua storia d’amore. Negli anni Cinquanta si presenta da lei un giovane carabiniere, Giuseppe Maio, da poco trasferito dalla Sicilia alla stazione dei carabinieri di San Prospero: deve sostenere l’esame da sottufficiale, ha bisogno di rinfrescare le materie letterarie e chiede lezioni private. Leide accetta: il carabiniere passa l’esame e si innamora, ricambiato, dell’insegnante. Il matrimonio avviene nel settembre 1961, dopo aver pazientemente atteso il nulla osta dell’esercito, che impediva ai carabinieri di sposarsi nei primi anni di trasferta: lei ha 33 anni, il marito (scomparso nel 2001) 37. Nel 1962 nasce il primogenito Massimo, nel 1964 l’altro figlio Gabriele. La coppia si trasferisce nella zona di piazzale Lubiana, dove Leide ha vissuto fino al peggioramento delle sue condizioni di salute, dopo Natale.
Per tutta la vita, Leide ha tenuto fede al suo amore per la cultura: poco interessata alla cucina e ai lavori domestici, adorava leggere e soprattutto scrivere poesie. Negli anni ha pubblicato una ventina di raccolte: nei suoi testi una vena malinconica e riflessiva. È anche stata un valido aiuto per il figlio diventato giornalista: «Mi ha sempre incoraggiato, come quando ancora bambino mi mandava a “seguire” eventi di cronaca e quando, da ragazzo, controllava e correggeva i miei primi articoli» ricorda Gabriele. Ci piace ricordarla con una sua poesia: «Cammino sola nella/foschia, tutto è silente/ed ovattato e io mi rifugio/nel passato magico e colorato:/tutto è bello ciò che è stato,/anche il nero s’è fatto rosato».
Un rosario sarà recitato questa sera alle 21 nella chiesa di Maria Immacolata, in via Casa Bianca. Il funerale domani alle 10 con partenza dall’ospedale Maggiore per la stessa chiesa. La tumulazione nel cimitero di Marore. Monica Tiezzi, dalla Gazzetta di Parma del 1° febbraio 2016, pagina 9

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